La sala
Lo spazio Capo di Lucca occupa la parte interrata dell’antico mulino denominato Leone Aposa, uno dei quindici mulini attivi sul canale delle Moline fin dall’epoca medievale. Con la denominazione Canale delle Moline si indica da sempre quel tratto del Canale di Reno che ancora oggi scorre, in parte scoperto, all’interno dell’isolato compreso tra via Capo di Lucca e l’antica via Berlina, coincidente con le attuali via Alessandrini e via del Pallone.
Il termine Moline sottolinea la destinazione d’uso di questo canale, ove fin dalle origini furono collocati i primi mulini da grano eretti dentro le mura cittadine. A partire dal 1208 il Comune di Bologna acquisì il diritto di ricevere dalla Chiusa di Casalecchio l’acqua per muovere le ruote dei mulini pubblici. I mulini comunali – concentrati in questa zona in virtù del forte dislivello del terreno che permetteva di sfruttare nove salti d’acqua – furono ceduti nel 1416 ad un consorzio di privati, denominato Università delle Moline e delle Moliture, che ne mantenne la gestione fino alla fine del XIX secolo.
Dei quindici mulini da grano, otto erano situati sulla sponda occidentale del canale, con accesso da via Berlina, mentre i restanti sette si trovavano sulla sponda orientale con ingresso da via Capo di Lucca, per indicare i mulini della sponda orientale più vicini al torrente Aposa – che scorreva scoperto all’interno dell’isolato compreso tra Capo di Lucca e via Borgo San Pietro – oppure dal nome Mercato, che distingueva quelli della sponda occidentale, situati in prossimità della spianata del mercato (l’attuale piazza VIII Agosto).
Sul primo salto d’acqua, proprio all’inizio del canale su via delle Moline, si trovavano il Mulino Tuate Mercato e il Mulino Tuate Aposa, che prendevano nome dall’antica denominazione di via delle Moline (via delle Tuate). Sul secondo salto erano situati i mulini Leone Mercato e Leone Aposa che tuttora conserva ai diversi livelli l’impronta dell’antica struttura scandita da pilastri.


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